“Tu che fai per cena?”

da | 26 Apr 2020 | storie da ridere

Che fai per cena?
Ma quante volte vi sarà capitato di concludere una telefonata con amici o parenti con la fatidica frase: “tu che fai per cena?”
Ebbene al momento l’argomento è decisamente attuale.
Se quando la vostra vita seguiva la solita routine vi giustificavate con il lavoro da svolgere e ricorrevate a cibi pronti e consegne a domicilio come se non ci fosse un domani, prodi del fornello ora è arrivato il vostro momento. Devo dire che a me tutto sommato piace cucinare ma farlo a ritmi serrati come in un ristorante famoso o in modo rigoroso e sistematico come in una caserma non mi appartiene. Perciò, mentre alla televisione passano immagini di appassionati del lievito e delle farina che sfacchinano, io mi trovo sempre persa in dubbi amletici.
Ma del resto un povero cristo che può fare? Voi, ci mettete pure tutta la buona volontà e seguite ora che avete più tempo rubriche e programmi specifici, ma poi tutto finisce così…nell’incertezza.
Ma perchè?
Ecco svelato l’arcano…
Supponiamo che presi da uno slancio di entusiasmo vi siate alzati dalla sedia che ormai in cucina è il vostro rifugio…pensate a qualcosa di godurioso tipo involtini ripieni di tutto il mondo.
Siete carichi, pronti a partire e dovete scegliere l’approccio giusto. Come muoversi?
Potete optare per un approccio salutista: prendete una X ricetta e fate le vostre riflessioni. Che carne ci metto? Belle fettine di carne rossa, succulenta…Già pregustate il paradiso e poi? Poi vi accorgete che è carne rossa. E che fai? Ti mangi la carne rossa per la terza volta? No! Pazza! La carne rossa non fa bene a questo e forse fa più male a quello…e bla bla. Sappiate che in alcuni paesi del mondo il consumo di carne pro capite è di quasi due chili a settimana! Che disgusto! Vivere di saporite salsicce, carne alla brace e squisito bollito in salsa. Ma voi no, voi non siete così! Voi siete dei virtuosi e quindi ? Quindi potreste optare per il pollo, vi dite ancora fiduciosi che ne uscirete in qualche modo. Ma il pollo non ce lo avete. Dovreste andare al supermercato e fare due ore di fila per risolvere il problema della carne rossa. La soluzione pollo è da escludere a meno che abbiate la fortuna di incrociarne uno da solo a 200 metri da casa che non fa jogging. Da parte del pollo sarebbe un comportamento superficiale ed irrispettoso. Però voi nell’inseguirlo avreste un comprovato motivo di necessità: vi serve per l’involtino.
Guardate fuori dalla finestra, ma di polli non c’è traccia. Quindi? Quindi cambiate approccio. Avete bisogno di una visione meno formale della faccenda. Farete i vostri involtini alla maniera più semplice. Senza letteratura e bibliografia di riferimento, ma con la rilassante colonna sonora delle ricette in Tv. Il problema di alcune ricette in Tv però sono i tempi televisivi. Vi dicono: “cari oggi prepariamo degli involtini semplici e rapidi”. Ma il “rapidi” va visto nel contesto, nell’ottica dei tempi televisivi. Voi poveri sfortunati non avete pensato a questo. Certo la star in questione vi mostrerà tutti i passaggi in una sequenza da rispettare rigorosamente, ma con tempi da guinness dei primati. Così il soffritto preliminare anziché essere un armonioso e fine misto di sapori ed umori, nel vostro caso diventa un minestrone crudo in cui i tocchi di carota sono duri come tessere di mosaico. Voi in questo soffritto avete buttato il povero involtino precedentemente farcito. Avete seguito le indicazioni rassicuranti per la chiusura dello stesso. “ci vorrebbero dei minuti per chiuderlo bene con il metodo tradizionale”, vi hanno detto, ma esiste un modo alternativo, veloce. Ovviamente a voi non riuscirà, quindi la vostra fettina, nata come involtino galleggerà nell’umiliazione del finto soffritto, inzaccherata dall’ambiziosa farcitura. La farcitura è stato il più grosso bluff. Perchè la metà degli ingredienti erano troppo pretenziosi ed avete reinterpretato il concetto di ripieno. Allora il prosciutto che avevate legato alla fettina ha scelto di condurre una vita a sé in disparte. Invece il formaggio non accettando la separazione è rimasto attaccato alla carne che galleggia, come una nuova Ofelia, in un fiume limaccioso.
Due parole definiscono l’esperimento: “che Schifo”!
È immangiabile. E allora che fai per cena? L’interrogativo vi fa eco nella testa. Che fai? Avete chiesto ad ogni essere vivente un consiglio che vi tirasse fuori d’impaccio. Avete domandato anche al vicino più molesto che avete, ma niente. L’unica risposta che resta al vostro interrogativo è il mucchio di fettine di carne rossa, forse un chilo, che avete scongelato. E allora che fate? Preparate 100 o 150 fettine panate, perchè tanto il pangrattato e la farina ce li avete.
E i vostri buoni propositi? Sono andati a farsi friggere, come la fettina. I grassi saturi, i trigliceridi, ed i carboidrati di questo paradisiaco mix vi hanno in pugno. E magari, viziosetti, ci avete messo pure una birretta.
Però adesso conoscete la risposta alla domanda “Tu che fai per cena?”
Il cibo di conforto! Funziona sempre.

 

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L’AUTRICE

Sara
Petrolini

Archeologa, Guida turistica e Scrittrice

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