“Potete perdonarla?” di Anthony Trollope

12 Set 2020 | Classici

L’ho letto perchè

Adoro la letteratura inglese da fine Settecento a tutto il 1800. Insieme a Jane Austen, Charlotte Brontë, ed Elizabeth Gaskell, Trollope ci regala un ritratto affascinante della società inglese dell’età vittoriana.

L’autore
Anthony Trollope è un autore inglese che visse fra il 1815 ed il 1882 .
Non ebbe una vita semplice e agiata, anzi le difficoltà economiche di famiglia ed una serie di gravi vicissitudini, lo costrinsero a trascorrere una parte della sua giovinezza in condizioni precarie. Ma questa parte della sua vita, in particolare la sua esperienza in Irlanda ed il suo impiego come impiegato delle poste britanniche, lo portarono in diretto contatto con le diverse componenti della società inglese dell’epoca. Ed è per questo, che a mio avviso, questa storia ha la straordinaria capacità di rendere in modo accattivante tutto quello che era usuale nella società inglese dell’eta vittoriana.


La storia...
Questo romanzo è parte di un ciclo più ampio di racconti noto col titolo generale Palliser novels, che hanno come protagonisti il ricchissimo e spigoloso Plantagenet Palliser e la sua spontanea ed ingenua moglie Lady Glencora.
Nel romanzo “Potete perdonarla?”, le vicende dei Palliser si intrecciano a quelle di Alice Vavasor (rispetto alle quali, sono in un certo senso secondarie) e a quelle di Lady Greenow .
Io ho letto il libro in un’edizione di circa 1000 pagine, della Sellerio.
La prima cosa che mi viene di scrivere è che questo romanzo sia una storia che si capisce col tempo. Cioè, potete cambiare idea almeno 100 volte sui singoli personaggi, ma è solo l’insieme che alla fine lascia comprendere la loro vera natura.
E per chiarire meglio quello che intendo voglio subito citare un passo del libro:
“Penso che i signori preferiscano sempre andare nelle case dei gentiluomini dove non vi sono delle signore” disse Charlie Fairstairs, la cui carriera nella vita non era fino allora stata soddisfacente.
E la nota al testo relativa precisa: nell’Inghilterra vittoriana la carriera di una donna consisteva nel matrimonio.

Solo partendo da questa premessa, potrete vedere sotto la luce giusta Alice Vavasor, la vera protagonista della storia.
All’inizio del libro, non comprenderete perchè, dopo un viaggio in Svizzera con i cugini Kate e George la ragazza voglia rompere il fidanzamento con il signor Grey, un uomo assolutamente meritevole, gentile ed affascinante. Probabilmente Alice vi sembrerà una creatura volubile e poco saggia, pronta cambiare idea troppo repentinamente, spinta dalle interferenze dei cugini. Ma poi grazie al procedere del racconto scoprirete la sua vera natura.
In una società in cui le donne brillano della luce riflessa dei mariti, non si sente adeguata .
Vuole essere indipendente e libera, in un mondo di benpensanti che valutano la rispettabilità delle donne in base alla capacità di onorare il matrimonio e il marito. Lei pensa di non essere pronta, di non poter garantire al Signor Grey la devozione che lui merita, e così, libera da ogni ipocrisia rompe il fidanzamento.

La povera Alice cerca insomma di affermare se stessa in una società che non è ancora abbastanza aperta, e questo le crea delle difficoltà. L’autore ce lo dice chiaramente:
“Alice era orgogliosa fino all’eccesso. Aveva nutrito l’orgoglio, finché non era diventato un difetto. Tutti i problemi e i dispiaceri nella vita le erano arrivati da un eccessivo desiderio di indipendenza. Perché allora avrebbe dovuto accettare di venir trattata con palese mancanza di cortesia da qualsiasi uomo?”

E maturata la consapevolezza, che le sue sfortune nascono dai suoi propri errori, Alice si punirà costringendosi ad un secondo fidanzamento, con il cugino George, che aveva amato, ma che il tempo ha tramutato in un uomo avido e senza scrupoli.
La sua storia avrà il lieto fine che una donna coraggiosa e schietta merita (e non vi dico altro) e la vicenda di Alice vi mostrerà forse la faccia più credibile dell’amore, quella di un sentimento profondo, ma in bilico fra la devozione e la ricerca di affermazione personale.

Ben diversa è la storia delle altre donne, le cui vicende si intrecciano con le disavventure di Alice:
la sbarazzina, a volte capricciosa Lady Glencora, sposata ad un ricco spigoloso, ma di sani principi; e la signora Greenow, zia di Alice e vedova inconsolabile.
Se Lady Glencora, vi sembrerà a tratti una bambina, forse infantile, la perdonerete per il suo essere di sentimento, autentico, e per la sua capacità di provare emozioni e riconoscerle negli altri. Certo, con una certa inclinazione teatralità, e sempre in bilico fra lo scandalo e il buon costume.
Vi cito a tale proposito questo passo:
“Ardeva dal desiderio di vedere Alice, a cui soltanto, dal matrimonio, aveva mai parlato del suo amore, e intendeva raccontarle l’intera storia. Era come una persona che, nella pazzia, ha deciso di gettarsi da un precipizio, ma che con qualche resto di salute mentale cerca coloro in grado di salvarla da se stessa”
Ma alla fine, onesta e autentica, si mostrerà una donna decisa e caparbia, nel non offendere se stessa e gli altri con una condotta indegna.
Eppure fra tutte, la figura femminile che più mi e piaciuta, perché descritta con ironia, è lady Greenow.

Lady Greenow, è descritta con un sorriso irriverente da Trollope, che nel ritrarre questo personaggio, riesce a far emergere perfettamente una simpatica e consapevole malizia femminile.

Questa inconsolabile vedova, si districa fra pretendenti e nipoti da maritare in modo impeccabile, combattuta, ci dice l’autore, fra il civettare e portarsi spesso il fazzoletto al viso. Pronta a mostrare a tutti il ritratto di un defunto marito brutto come un rospo avvizzito e che altri avrebbero sicuramente tenuto nascosto; eppure incapace di tenere il conto dei mesi dalla dipartita. I nove mesi di lutto diventato rapidamente 12 o 15 nella sua mente.

E con le parole dell’autore a tale riguardo, concludo questo racconto:

“La Signora Greenow continuava a parlare molto del marito, dichiarando che la perdita era recente per il suo cuore ferito […]; ma perseverava nello sbagliarsi sulle date, riferendosi alla malinconica circostanza, come se si fosse verificata quindici mesi prima. In verità il Signor Greenow era ancora vivo nove mesi addietro- come sapevano tutti intorno a lei”

L’esperienza di lettura…

Va letto, con costanza e pazienza. Scoprirete un mondo intero! Nel libro troverete tanto sull’Inghilterra dell’età vittoriana: si parla di Londra, di salotti bene e perfino di elezioni al Parlamento….Insomma imperdibile per i patiti del genere.

CREATRICE E AUTRICE

Sara Petrolini

sara
Mi chiamo Sara Petrolini. Sono un’archeologa laureata all’Università La Sapienza di Roma e un'autrice esperta di content management. Scrivo testi per diversi blog, di storia e archeologia per “Mondo Romano” e di libri e letture per “Latte e Biscotti”. Ho scritto brevi racconti ed ho pubblicato due romanzi: “L’uomo nella foto” ( Dialoghi 2020) e “La verità è figlia del tempo"( Porto Seguro Editore 2021)

I MIEI LIBRI

L'uomo nella foto

La verità è figlia del tempo

Vuoi una recensione da Latte&Biscotti?

Se sei un autore o una casa editrice, qui puoi trovare tutte le informazioni per richiedere una recensione della tua opera

Facebook Pagelike Widget