“Lo scrigno di Irene” di Annalisa Margarino.

24 Feb 2021 | Narrativa

Oggi, nel nostro spazio dedicato agli autori emergenti, ci occupiamo della recensione di “Lo scrigno di Irene”, di Annalisa Margarino.

La trama

Il romanzo racconta la storia di una giovane donna, Irene. Irene è una persona estremamente sensibile che vive una vita fatta di abitudini, senza troppe pretese. Fa la segretaria nello studio di un medico, il Dottor Silenti, che è psicoterapeuta e dietologo. Passa nello studio del dottore quasi l’intera giornata, e trascorre il resto, vivendo momenti semplici ma intensi con il marito, Riccardo.

La sua è un’esistenza che ha raggiunto un equilibrio, eppure è curiosa e smania, perché sente che qualcosa le manca. Sente il bisogno di un contatto umano vero, non quello quotidiano che vive nei  “non luoghi”.

“I non luoghi sono luoghi. Sono i treni e le loro stazioni, i centri commerciali, i ristoranti e le mense, i sottopassaggi della metropolitana, gli aeroporti, le sale d’attesa, gli ascensori, gli svincoli e le autostrade. Territori, incroci, spazi in cui si passa senza incontrarsi.”

Ed ha la necessità di entrare veramente nella vita delle persone e far sentire la sua voce, perché, all’inizio Irene è una donna che guarda dall’esterno le vite degli altri. Guardi i balconi degli inquilini del condominio di fronte al suo piccolo appartamento; guarda gli oggetti che ciascuno di loro con attenzione, cura o espone; li vede fumare o parlare al telefono. Si fa delle domande e non trova le risposte. Ma alcuni eventi, inattesi e non prevedibili, la portano a prendere lentamente coscienza di sé, dei suoi desideri e delle sue necessità. È allora, che si sente pronta a fare il passo più importante della sua vita. Trova il suo spazio, e diventa “scrigno” di un tesoro piccolo come un cuoricino che batte per la prima volta, grande come un amore infinito.
Insomma, capisce che la più grande delle rivoluzioni è coltivare l’amore, perché è un dono importante da fare al mondo.

Recensione


Il romanzo “Lo scrigno di Irene” è il racconto di un’esperienza intima e profonda. Irene cerca il modo a lei più congeniale per relazionarsi al mondo, senza l’indifferenza di tanti, senza egoismi. E perciò il romanzo mostra una grande sensibilità ad alcuni temi.

Il linguaggio, vista la direzione e l’intenzione del racconto, è quello dell’emotività, di un universo fatto di sensazioni e percezioni. Ha la giusta profondità, quella che permette di descrivere un sentimento come fosse reale, senza però mai appesantire troppo la narrazione.

Fra tutti i personaggi, l’attenzione maggiore è riservata ad Irene, al suo mondo interiore. La protagonista  è  una giovane donna piena di paure o insicurezze, che sono rimaste inascoltate, perché non ha mai avuto il coraggio di dargli voce con convinzione, perché è cresciuta con una madre fredda e distante incapace di gestire i suoi stati d’animo ed esternare le emozioni.
Ma tutto ciò non l’ha inaridita: non ha paura di dare agli altri, di aiutare e mostrarsi sempre disponibile. Irene si preoccupa soprattutto per gli altri, immaginando i loro problemi. Insomma, il personaggio, nella sua fragilità, mostra di essere forte e sincero e per questo nella storia funziona.

Riccardo il marito di Irene, invece è pragmatico, lui i problemi li risolve.
Per questo la dinamica di coppia che nasce, è piuttosto interessante. I due si compensano, a volte si confrontano, quando nella diversità non trovano un punto di contatto, ma rispettandosi profondamente trovano i loro compromessi. Irene e Riccardo sono una di quelle copie che va a dormire sempre nello stesso momento, anche se solo uno dei due ha sonno. Ed è proprio grazie a dettagli come questi, che l’autrice riesce a caratterizzare le situazioni, a raccontare i sentimenti nelle vicende.

L’ambientazione. Essendo una storia basata molto sulle emozioni, l’autrice si concentra sulla percezione “emotiva” che la protagonista ha delle cose, e non sulla descrizione reale degli spazi, degli oggetti e dei luoghi. Sono citati i luoghi che Irene attraversa nelle sue attività quotidiane o quelli che, insieme a Riccardo, visita alla ricerca di svago e tranquillità, ma non è mai una descrizione fisica, è il racconto dei ricordi o delle sensazioni che le cose producono che fa da sfondo alla vicende.

Perché leggere questo libro…

Insomma, se vi piacciono i libri sui percorsi interiori, sulle piccole conquiste che ciascuno di noi può fare, facendosi strada con coraggio e generosità nella vita, questo è il romanzo per voi.

CREATRICE E AUTRICE

Sara Petrolini

sara
Mi chiamo Sara Petrolini. Sono un’archeologa laureata all’Università La Sapienza di Roma e un'autrice esperta di content management. Scrivo testi per diversi blog, di storia e archeologia per “Mondo Romano” e di libri e letture per “Latte e Biscotti”. Ho scritto brevi racconti ed ho pubblicato due romanzi: “L’uomo nella foto” ( Dialoghi 2020) e “La verità è figlia del tempo"( Porto Seguro Editore 2021)

I MIEI LIBRI

L'uomo nella foto

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