“La casa delle orfane bianche” di F.Palpati

28 Feb 2024 | Narrativa

Oggi nel consueto spazio dedicato a recensioni libri e consigli di lettura, vi parlo di “La casa delle orfane bianche” di Fiammetta Palpati pubblicato da Laurana Editore.

E come sempre cominciamo dalla trama

Per aiutarsi reciprocamente tre donne di mezz’età decidono di ritirarsi in una casa di paese con le rispettive anziane madri, bisognose di assistenza. La convivenza, sulla carta, è un incastro perfetto: cosa c’è di meglio della rusticità dei bei tempi andati per dividere spese, pensieri, incombenze, e magari risanare quel legame intimo tra madre e figlia, di accudimento e amore, che al momento è invertito? Ma il nido si mostra assai presto per quello che è: un covo di immaturità, risentimento, egocentrismo e disperazione che sfocia in un tragicomico delirio collettivo: la casa si rivolta contro le inquiline e il loro desiderio, soffocandole tra immondizie, un cane infido e l’odore nauseabondo di una papera guasta.
La situazione precipita quando arriva nella casa, teoricamente come badante, una suora fasulla e inferma, che si piazza in poltrona e pretende d’essere servita e riverita. Lo scompiglio che ne segue getta le protagoniste nello sconforto totale finché, come in ogni dramma che si rispetti, esse saranno costrette a smascherarsi, e a dichiararsi orfane bianche

La mia opinione

“Il desiderio. Quell’idea strampalata di voler tenere in piedi tutto: capire il passato e cambiare il futuro.”

La speranza di recuperare un rapporto e di sentirsi amati, a volte è dura a morire.
Fiammetta Palpati lo racconta bene nel suo romanzo, regalando al lettore pagine che hanno il carattere di uno spettacolo teatrale, ma che, allo stesso tempo, scavano a fondo nella complessità del rapporto madre- figlia.
Il libro è diviso in due parti, che l’autrice sapientemente chiama “Atti”

Nella prima parte facciamo la conoscenza delle protagoniste, sei coinquiline. Sono tre donne di mezz’età e le loro anziane madri.
spinte da un male comune, stabiliscono a fatica un equilibrio nella casa che occupano insieme. Cercano di portare ordine e serenità in sei vite strampalate e segnate dalla sofferenza. E lo fanno mettendo su una poco credibile e poco efficace collaborazione fra figlie (arriveranno persino a scambiarsi le madri da accudire).
In questa cornice, nella quale le situazioni sono surreali, ma i sentimenti assolutamente autentici, ognuna fa del suo meglio.
Cercano di allineare doveri, necessità e desiderio di tranquillità, ma ogni cosa sembra inadatta alla riuscita del loro piano.

E così, nonostante le tre figlie si promettano reciproca felicità già dal primo incontro, tutte contribuiscono in modo tragicomico a preparare il fallimento del loro stesso piano.
Perché il loro stare insieme, che dovrebbe dare sollievo, invece somma le infelicità di ciascuna di loro.

La scelta narrativa dell’autrice è molto particolare, ma perfetta per mettere in scena questo genere di storia.
Frasi a volte interrotte, dialoghi veloci, parti puramente descrittive ridotte all’essenziale, meglio, tutte dedicate a svelare le sue protagoniste attraverso i piccoli gesti e le piccole manie.

La narrazione è in terza persona, e il narratore interrompe spesso lo scambio di battute fra i personaggi, richiamando il lettore e coinvolgendolo nelle sue riflessioni con un familiare noi.
Nonostante questo tipo di prosa contribuisca a rendere surreale e teatrale il racconto, in ogni pagina si percepiscono in modo estremamente concreto (e coinvolgente) le emozioni delle protagoniste.

La ricerca costante di amore, che le spinge ad accogliere personaggi improbabili intorno a loro, come il cane e la finta suora.

Questa creerà scompiglio nel secondo atto della storia, rompendo l’equilibrio stagnante e rassegnato delle sei donne. E spingendo le figlie all’ammissione di una verità tanto semplice ed evidente, quanto dolorosa: loro sono orfane bianche.
Donne che sin da bambine hanno accudito madri fisicamente presenti, ma affettivamente irraggiungibili.

A me questo libro è piaciuto molto.

È un romanzo che affronta in modo originale e un po’ stravagante, argomenti importanti e difficili: l’amore desiderato e negato, la malattia mentale, la perdita.
Che vi emozionerà trascinandovi nella vita di tre donne. Tre figlie confuse e stanche che rincorrono la vita per correggere e mettere un punto a quelle relazioni che hanno segnato la loro esistenza.

“Ci si può offrire per chi ti ha amato, cresciuto – ha detto sì per te: è una restituzione.
Sacrificarsi per chi ti è stato nemico si chiama santità.
Tutto il resto è prigione”

Ringrazio la Ce per la copia

Post by Sara P.

 

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