Il ragazzo venuto dal mare di G. Carr

16 Ago 2025 | Narrativa

Oggi lo spazio dedicato a recensioni libri e consigli di lettura è tutto per “Il ragazzo venuto dal mare” di Garrett Carr, edito Neri Pozza.

Il libro è romanzo ambientato tra gli anni ’70 e ‘80 nel Donegal in Irlanda, in un villaggio di pescatori affacciato sull’Oceano Atlantico.

TITOLO: “Il ragazzo venuto dal mare” di G. Carr

GENERE: narrativa contemporanea

PAGINE: 336 (ed. Neri Pozza, 15 Luglio 2025)

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Trama

La vita della comunità di pescatori di Killybegs scorre senza grandi scossoni fino a un evento straordinario. Un abitante del luogo nota un barile blu trascinato a riva dalla marea. E si accorge che al suo interno c’è qualcosa: un neonato ancora in vita.

La scoperta getta in subbuglio l’intera comunità. E le famiglie, animate da un forte senso di responsabilità, a turno, cominciano a prendersi cura del bambino” venuto dal mare”.

Quando tocca ai Bonnar, Ambose e sua moglie Catherine decidono di adottare il bambino. Gli danno il nome di Brendan e lo crescono insieme a loro figlio Declan, di poco più grande.

Presto cresce in Declan una forte gelosia e un’insofferenza nei confronti del nuovo arrivato, che dal suo ingresso in famiglia aveva attirato su di sé l’attenzione generale. E mentre Ambose e Catherine  lottano con problemi economici e sfortune familiari Declan e Brendan, in costante conflitto, vanno alla disperata ricerca di un’identità e di un posto nella società.

Recensione

Comincio subito con il dire che “Il ragazzo venuto dal mare” mi è piaciuto tantissimo: possiede una forza narrativa che ti coinvolge emotivamente dall’inizio alla fine. La lettura del romanzo mi ha portato in un luogo quasi al confine del mondo dove la natura è allo stesso tempo aspra e piena di fascino, e la vita è una sfida costante.

Ho trovato originale l’artificio narrativo usato dall’autore. Carr fa raccontare la vicenda da un abitante di Killybegs (di cui però non rivela l’identità) in terza persona. Il narratore, però, si rivolge spesso al lettore usando la prima persona plurale identificandosi così con il punto di vista dell’intero villaggio.
Questa soluzione dà l’impressione di un racconto quasi collettivo: traduce in una forma stilistica precisa la coesione della comunità e il forte senso di appartenenza dei suoi membri.
Ogni personaggio è caratterizzato in modo impeccabile, in un ritratto indimenticabile. Con qualche battuta di un dialogo, la descrizione di un semplice gesto, o un episodio l’autore riesce a svelare gli stati d’animo, le sensazioni e i travagli interiori dei personaggi. La lotta costante contro le difficoltà della vita ha ricoperto gli abitanti del villaggio di uno strato ruvido e all’apparenza impenetrabile, fatto di sentimenti ed emozioni profonde induriti da dolore e delusioni.
Brendan e Declan, quelli più centrali, appaiono in un’immagine vivida ed emozionante. Non solo Carr li rende personaggi stratificati e completi attraverso il doloroso conflitto fra fratelli. Ma attraverso i loro occhi filtra due percezioni diverse e opposte del mondo e degli affetti.
La natura intorno a loro non è una cornice statica. È essa stessa un personaggio che impone una direzione alla vita della comunità. Una terra con la quale la gente del posto ha un rapporto speciale, di amore e odio. Da un lato gli abitanti sono consapevoli che non sia in grado di dare loro ciò di cui hanno bisogno per il loro sostentamento, dall’altro sentono nei suoi confronti un profondo e ancestrale senso di attaccamento.
“Il ragazzo venuto dal mare” è un romanzo che mostra la strada impervia percorsa dai suoi personaggi, ma che riesce anche nella drammaticità a trasmettere un messaggio di speranza: è solo attraverso il senso della famiglia e della comunità che si può trovare la forza per guardare al futuro più serenamente.

Un libro stupendo, infuso di una tristezza luminosa e poetica, che incanta!
LEGGETELO!!!

Citazione
Anche se il concetto di classe sociale non si applicava alla gente del villaggio, col tempo impararono ad attribuire ad ogni famiglia una certa categoria. “….c’erano quelli che avevano i soldi, e quelli che avevano bisogno di soldi. La maggior parte di noi rientrava nella seconda categoria che si suddivideva a sua volta in due sottocategorie: le famiglie che avevano un normale bisogno di soldi e quelle che avevano un terribile bisogno di soldi.”

Ringrazio la CE per la copia,

post by Sara P.

 

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