Agatha Christie’s Poirot

21 Gen 2021 | Libri e dintorni

Oggi abbiamo deciso di dedicare un post ad Hercule Poirot, il buffo ometto belga. 

Per quanto mi piaccia leggere ogni sorta di libro, devo confessare che il mio “genere di conforto” è il giallo. Non proprio i thriller o il noir più cupo e tormentato, ma i cari, vecchi gialli. Sherlock Holmes, Maigret, Poirot sono i miei investigatori preferiti.  E sebbene abbia avuto modo di scoprire col tempo nuovi autori, appassionanti e talentuosi, il mio pensiero torna sempre a questi eroi che ho amato per primi. Se poi dovessi assegnare il primo posto in un mio podio ideale, sceglierei sicuramente Hercule Poirot. Per questo oggi scriviamo di uno dei più grandi investigatori di sempre, e cogliamo l’occasione per ricordare una delle più grandi gialliste di tutti i tempi, Agatha Christie.

Il personaggio 

Hercule Poirot è il protagonista di diversi gialli della scrittrice inglese Agatha Christie, per la precisione 33 romanzi ed una cinquantina circa di racconti brevi. Dal numero impressionate di casi risolti dal personaggio -sotto la guida dell’intrigante penna di Agatha Christie-, risulta già evidente come Poirot sia stato un’invenzione di grandissimo successo. Ma quali sono le caratteristiche che lo rendono così speciale? Procediamo con ordine per scoprirlo.

La nascita. Hercule Poirot nasce nella fantasia della scrittrice durante la prima guerra mondiale, ed appare protagonista della sua prima avventura su carta stampata nel 1920, quando viene pubblicato  “Poirot a Styles Court”. Per quanto l’idea di un investigatore straniero possa sembrare al lettore d’oggi piuttosto sopra le righe, al momento della pubblicazione del libro la presenza di un profugo belga nella bella Inghilterra, non era un fatto così lontano dall’esperienza quotidiana.  All’epoca tanti erano i rifugiati belgi che raggiungevano l’isola in cerca di salvezza, dopo che i Tedeschi avevano invaso il Belgio. Pare che una piccola comunità vivesse anche nella parrocchia di Torquay, località dove Agatha viveva, e probabilmente lavorando nel villaggio come infermiera venne in contatto spesso con soldati belgi.  Dunque, un po’ ispirata da questa consuetudine, un po’ per un gioco con la sorella, la scrittrice decise che il suo protagonista dovesse essere belga. Ed infatti, dagli indizi sparsi qua e là nei romanzi, possiamo ricostruire la carriera di Hercule come quella di un ispettore di polizia, che opera a Bruxelles, ma che è costretto dalla guerra a trasferirsi in Inghilterra. Qui, con il caro Capitano Hastings, risolve il suo primo caso avviando la sua incredibile carriera di investigatore privato. È dunque uno straniero il detective che si intrufola in un contesto in cui le origini, la condizione economica, la posizione sociale creano una gerarchia; è uno straniero che da estraneo a tutto questo è chiamato a ripristinare un ordine perduto, a ripristinare l’equilibrio che il crimine ha alterato. Anche per questo i sospettati, i personaggi lo vedono come una figura inizialmente poco credibile. Per questo al lettore in fondo risulta simpatico, perché è lontano in ogni aspetto dal cliché dell’investigatore di successo.

Le caratteristiche. Tutto quello che di Poirot viene descritto nei romanzi -fra un colpo di scena e l’altro dell’intrigante vicenda- rientra quantomeno nel bizzarro. Poirot ha un  accento ed un modo di parlare che a volte complica le cose. I personaggi con cui interagisce notano spesso – e spesso sottolineano- come il suo sia un accento straniero, Francese, pensano ed invece “Belga, non francese, belga” è la risposta che ricevono. Una precisazione fatta  con tono stizzito, che rivela l’irritazione profonda del detective di fronte alla superficialità del suo interlocutore, e che mostra quanto Poirot sia in un certo senso saccente.

Ed Hercule è ancora di più: è pomposo nel nome -impegnativo ed altisonante- , nell’eleganza esagerata, quasi maniacale, nelle abitudini bizzarre ed irritanti. Ma, quest’ometto così pieno di sé ha nei fatti una fisicità ridicola.

Insomma si chiama Hercule, ma è un ometto basso, tondo e paffuto, con una testa insolitamente ovale e due mustacchi curati in modo ossessivo.

Ecco, quando tutti questi “ingredienti” mescolati insieme, vi portano a credere che il personaggio sia il peggiore dei detective possibili, ebbene è proprio in quel momento che la luce si accende e le “celluline grigie “ di Poirot si mettono in moto. Il detective mostra tutta la sua arguzia, giocando un gioco raffinato, di analisi psicologica, di interpretazione delle parole, degli atteggiamenti ed infine dei fatti. Insomma, Poirot non è uno di quei detective che spaccano in due un granello di polvere per capire, o che da un’impronta intuisce, oppure da un capello capisce. Poirot è un investigatore che sembra ridicolo, poco plausibile, affatto credibile, ma osserva. E lo fa con una capacità di discernimento incredibile. Come a dire che, tutto quello che non funziona nell’aspetto, fa brillare ancora di più il suo intelletto straordinario.

È  antipatico, irritante, ma allo stesso tempo superlativo. Un protagonista che a volte rendeva la sua stessa autrice insofferente di tante bizzarrie. Eppure amato dai lettori, a tal punto che editori ed agenti costrinsero Agatha Christie a ritardare l’ultima apparizione del detective fino al 1975, quando Poirot comparve nel suo ultimo caso, “Poirot’s Last Case”, “Sipario” nelle versione Italiana .

La Classifica di Latte e Biscotti

Confesso di aver letto solo 17 dei 33 romanzi che raccontano le indagini di Poirot, ma se qualcuno mi chiedesse quali sono stati i miei prefriti io risponderei questi cinque. Al primo posto “Poirot sul Nilo” e poi…

1. Poirot sul Nilo. Poirot si gode una rilassante crociera lungo il grande Fiume. Ma a bordo del lussuoso battello su cui viaggia, vengono commessi ben due delitti. L’ozio di Poirot si trasforma in una caccia all’assassino, in cui ogni segreto viene svelato, in cui vizi e passioni vengono a galla, mentre il prestigioso Karnak solca le acque del fiume.

2. Corpi al sole Poirot è in vacanza sull’Isola del Contrabbandiere, al Jolly Roger Hotel. Ma la quiete è destinata a durare poco. I piccoli contrasti, gli screzi fra i villeggianti, sono pronti a brillare d’una luce nuova e sinistra…una delle ospiti, Arlena Marshall, una donna ammaliante, perfida, senza scrupoli, viene assassinata sulla spiaggia. Ma come si può smascherare il colpevole, quando tutti hanno un buon motivo per uccidere? Poirot, lo sa.

3. La serie Infernale. E se un assassino vi comunicasse la sua intenzione di uccidere? Se delle missive vi annunciassero una serie infernale di crimini, sistematica, pianificata, in ordine alfabetico, accettereste la sfida? Hercules Poirot sì.

4. Assassinio sull’Orient Express. Poirot è in viaggio sul famoso Orient Express, da Istanbul a Calais. Mentre il treno è bloccato dalla neve sui Balcani il misterioso signor Ratchett viene pugnalato. L’assassino è sul treno, ma riuscirà Poirot a smascheralo? A trovare un movente? E se questo crimine fosse solo il tragico epilogo di una storia che affonda le radici più indietro nel tempo?

5.La domatrice Nella straordinaria cornice di Petra, un gruppo di turisti si riuniscono. Fra loro c’è l’orribile Mrs. Boynton, la domatrice, un’attempata signora che in modo sadico e perverso tormenta il suo seguito. In un‘atmosfera sinistra, di rancori, e influenze maligne, viene commesso un omicidio e Poirot è pronto ad indagare.

Post by Sara P.

CREATRICE E AUTRICE

Sara Petrolini

sara
Mi chiamo Sara Petrolini. Sono un’archeologa laureata all’Università La Sapienza di Roma e un'autrice esperta di content management. Scrivo testi per diversi blog, di storia e archeologia per “Mondo Romano” e di libri e letture per “Latte e Biscotti”. Ho scritto brevi racconti ed ho pubblicato due romanzi: “L’uomo nella foto” ( Dialoghi 2020) e “La verità è figlia del tempo"( Porto Seguro Editore 2021)

I MIEI LIBRI

L'uomo nella foto

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