Caro Diario – L’ansia

da | 3 Lug 2020 | storie da ridere

L’ansia:

la prima volta che mio marito (all’epoca eravamo ancora fidanzati) mi ha fatto notare che io fossi, forse, un tantino ansiosa, mi sono dimostrata molto aperta alla discussione.Di fronte alle sue calme e caute affermazioni ho risposto semplicemente:

Io ?”,  “Ma Proprio io”,  “Cioè trovi che sia ansiosa?”,  “Ma perchè?” ,  “Ma faccio venire l’ansia? Cioè mi vedi agitata?”  

Ed ho concluso: “Oddio che ansia”.

Ho capito allora di aver ereditato questa caratteristica di famiglia  dai miei adorati congiunti. E veniamo appunto a loro.

L’altro giorno ero tranquillamente seduta sulla sdraio assieme a mia madre e mia zia che erano “ansiose” di fare conversazione. Io lo ero un po’ meno, ma devo ammettere che, per quanto queste due donne siano due bizzarre creature,  le adoro e non ho potuto astenermi dal vivace dibattito.Quando però si intavola con loro una qualsivoglia discussione si pongono sempre, diciamo, due problemi: il primo è il tono di voce delle due signore, che è normalmente udibile fino a tre isolati di distanza; il secondo è l’ansia che manifestano in ogni possibile sviluppo del colloquio. Sì, perchè le due signore sono state forgiate nell’ansia più resistente e difficile da dominare.

Ma procediamo con ordine.Lo step 1 è “la posizione”. Cioè in una non troppo elegante coreografia ci si sposta incessantemente finché una non sia perfettamente visibile all’altra e finché la bocca di ciascuna  non sia orientata in direzione dell’orecchio dell’altra che sente meglio. Ora, se la conversazione è in casa è limitatamente difficile, ma qualora sia in trasferta, trovare a ciascuna il posto ideale è il primo fattore d’ansia. Noi eravamo appunto al mare, e la piccola superficie d’ombra disponibile ha innescato la scintilla.

“Stai all’ombra?” ha cominciato mia madre

“Sì.” ha risposto la zia

“Ma non è che hai il sole in testa?” ha replicato mia mamma

“No.”

“Però mi sa di sì. Dai spostati.”

“Ma dove?”

“Vieni più in qua che io vado più in là.”

Io ovviamente non mi sono mossa e mentre spostavano spiaggine, sdraio e sedie, hanno cominciato ad orientare tutte le possibili postazioni in modo abbastanza creativo, ma urtandosi, inciampando nelle sdraio e dandosi addirittura una testata mentre erano piegate a trascinare lo spartano mobilio.Una volta trovata la giusta disposizione si sono rese conto che il lettino sporgeva leggermente dall’ombra a noi assegnata e l’ansia è salita nuovamente.

“Ma se arriva il vicino d’ombrellone?” ha chiesto mia madre titubante.

“Ma questa poi è l’ombra nostra o la loro? “ Ha fatto presente mia zia.

E così sono ripartite. E’ stata  una performance quasi ipnotica che mi ricordava a tratti il gioco dei quattro cantoni a tratti quello della sedia. Cioè il gioco in cui, quando la musica si spegne ognuno cerca di accaparrarsi i pochi posti liberi.Sono andate avanti così 15 minuti. Io ero sinceramente rapita ed ho pensato che se l’ansia cresce con l’età, e nel mio caso le basi ci sono, arrivata ai 60 anni mi toccherà affittare un’isola privata,  o un atollo per vivere con serenità l’esperienza della spiaggia.Comunque ad un tratto gli animi si sono placati ed in un’originale soluzione “ombrellone a castello”  hanno preso posto. Ovviamente nei 15 minuti precedenti un flusso continuo di pensieri vivacemente esposti aveva allietato la ricerca di una corretta posizione per ciascuna; ed era altrettanto ovvio che la conversazione fosse solo all’inizio.

Ma bisognava scegliere un argomento di conversazione e così siamo approdati alla fase 2, il Tema, ovvero “tu che dici?”. Nell’ansia di trovare un argomento che piaccia a tutti allo stesso modo, ci si domanda incessantemente se una cosa è preferibile all’altra ed alla fine ci si rincoglionisce gravemente con il “Tu che dici?”. Eppure alla fine siamo arrivate ad un risultato soddisfacente: l’argomento selezionato erano i libri , un argomento che amo. Peraltro mia zia e mia mamma sono delle lettrici assolutamente informate su ogni nuova tendenza.Si potrebbe pensare che giunti a questa parte della storia si sia approdati al felice epilogo del racconto,  ma c’è il  problema  che l’ansia spesso si manifesta  come una certa difficoltà di attenzione. Quindi abbiamo iniziato così:

“Sai stavo vedendo i titoli dei candidati al Premio Strega” l’ho buttata lì.

Ma mia madre dritta come un cane della prateria di vedetta ha replicato: “Dove sono i bambini ?”

Io ero al mare con i miei figli.

“Là davanti” ho risposto.

“E? “

 “E che cosa? Giocano!”  

“Sì, ma no. Intendevo e che ne dici, dei titoli.”

“Ah sì…Alcuni mi piacciono”

“Ma dove?”

“Non ho capito.”

“Ma dove giocano?”

“Proprio qui davanti.”

I ragazzini che  non si allontanano mai troppo da me, sapienti creature, fiutando il pericolo se l’erano filata a quei 15 metri di distanza utile per sentire le vegliarde al giusto volume.Ma si sa che il cambiamento produce ansia negli abitudinari e così i loro spostamenti sono diventati un elemento fortemente destabilizzante.

L’altro fattore catalizzatore dell’ansia è la continua ricerca del cellulare. Premesso che se chiamo  mia madre lei non sente il telefono suonare nemmeno al 170 squillo, ho notato che se impegnata in una qualsiasi conversazione la situazione cambia radicalmente. Non ho capito se ha sviluppato dei superpoteri che le fanno sentire suoni e vibrazioni non udibili per altri primati, o se disponga di un telefono immaginario attaccato a qualche presa altrettanto immaginaria. Perchè come la frase supera le 15 parole non riesce ad evitare di dire:

“Ma è il tuo?”

Una volta me lo chiese mentre le parlavo di un fastidioso disturbo fisiologico che avevo visto in una trasmissione molto trash; una volta mentre parlavo di un bagnante giornaliero che aveva scelto un costume molto risicato.Mia zia non ha ansia da squillo immaginario, ma ansia da precarietà del lavoro per le future generazioni, ansia da incertezza per la situazione politica, ansia prodotta da una natura vagamente ipocondriaca.Ma sapete quale è la cosa che più mi fa riflettere?  Che l’ansioso non ammette mai di esserlo. Un esempio?

Ad un certo punto ha telefonato quel povero cristo di mio padre. Il telefono ha squillato davvero e sapete che hanno detto : “Che ansia, ma è la terza volta che chiama”

E sì poveraccio…E magari non era nemmeno vero e le prime due chiamate erano immaginarie…..

L’AUTRICE

Sara
Petrolini

Archeologa, Guida turistica e Scrittrice

sara

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