“Arma Infero 1. Il mastro di Forgia” di Fabio Carta

20 Set 2021 | Post by Sara P., Recensioni

Oggi dedichiamo un post ad ” Arma Infero 1. Il mastro di Forgia” di Fabio Carta.

La trama.

Siamo su Muareb, ormai una distesa di cenere, fitta e omogenea. Fra un gruppo di pellegrini che bramano e acclamano “Il Trono di Lakon” c’è un uomo vecchio e malato, Karan. è silenzioso e isolato, un questuante, evitato dagli altri, giovani e puri, come fosse infetto. Come gli altri vuole giungere al Trono di Lakon per collegarsi alla rete cognitiva interstellare, prima che il suo corpo, ormai allo stremo ceda. Ma Karan non è quello che sembra. Lui ha una conoscenza che i giovani intorno a lui non hanno. In lui riaffiorano i ricordi di un passato epico e doloroso. Di guerre e distruzione. E presto Karan inizia a narrare la sua storia, quella di un mastro di Forgia, divenuto maniscalco; e quella di Lakon, che ha conosciuto come prigioniero, servo, tecnico di guerra, e infine guerriero.

La mia opinione

Comincio col dire che questo libro mi è piaciuto molto. è un mix ben riuscito di fantascienza e fantasy. Alla costruzione puntuale di un mondo dotato di tecnologie strordinarie, l’autore unisce una sorta di codice cavalleresco, che dà un tono epico, affascinante, emozionante al racconto. Ma procediamo con ordine..

I personaggi. Sono assolutamente ben delineati e ciascuno ha una sua precisa personalità, della quale il lettore può prendere consapevolezza nel corso del racconto. Il protagonista che fa anche da voce narrante è Karan, un uomo vecchio e malato, al momento della narrazione. Karan che ora vive tra le rovine di un mondo devastato, tossico, ha vissuto gli eventi che hanno portato alla distruzione di Muareb in prima persona. Amante della tecnologia, da giovanissimo è stato accolto da Ekaton, il sommo Maniscalco, e come suo Mastro di Forgia ha incontrato Lakon. Karan presenta se stesso come una figura in cerca della propria identità, fuggito di casa per la vergogna di un’immeritata posizione sociale; ospite in un campo di uomini che vivono ai limiti della legalità; e poi finalmente nei laboratori tecnici della Falange, sotto l’ala protettrice di Ekaton. è un personaggio che costruisce se stesso nel corso del racconto, mutando in modo affascinante.

Il fascino che ha Lakon è ben diverso. Inizialmente è quello del misterioso dello sconosciuto. è una figura così artificiale in alcuni aspetti della sua fisicità, che non può far altro che affascinare il lettore. Le sue origini e la sua storia prendono forma nella narrazione più lentamente, man mano che Karan ne scopre i dettagli. E il suo atteggiamento nei confronti della realtà che lo circonda è molto particolare. La sua apparente innocenza è una sorta di assenza di turbamento. Come se ogni suo pensiero fosse il risultato di un’elaborazione matematica, una trasmissione di dati. E la sua linearità di ragionamento fa sembrare inizialmente i suoi pensieri ingenui; la sua perenne curiosità lo fa apparire persino infantile. Ma, Anche Lakon nel corso del racconto sarà protagonista di una sua evoluzione, emozionante, sicuramente.

L’ambientazione. Molto bella ed evocativa. Lo scenario quasi post apocalittico dipinto dall’autore è tetro, angosciante, soffocante, da un punto di vista degli aspetti fisici del pianeta. Quanto invece alle tecnologie, sono le meraviglie di un mondo evoluto oltre la nostra immaginazione. Devo dire che l’autore ha fornito veramente ogni dettaglio possibile per una ricostruzione puntuale . Ad esempio, ci sono pagine dedicate alla descrizione dello zodion , il veicolo delle milizie coloniali; alle tute indossate dai protagonisti; alle fortezze. La descrizione del Krak, però, mi è particolarmente piaciuta: una cittadella militare, una fortificazione con alti muri incombenti, bastioni, come fosse una rocca medievale, ma munita di uno scudo difensivo di cannoni laser.

Lo stile. Epico direi. Cioè il linguaggio, la costruzione sintattica scelta dall’autore, il riapparire di alcune formule ricorrenti, donano a questa realtà immaginaria e futura, un retrogusto antico. Non è un paradosso, ma un espediente che funziona benissimo. Ci sono milizie e cavalieri con dotazioni ipertecnologiche, ma che hanno un codice di comportamento o un’organizzazione che ha un sapore passato. e lo stile del racconto contribuisce a rafforzare questa impressione. Il titolo del Mastro di Forgia, del Maniscalco, la descrizione del Krak sospendono il lettore in una dimensione affascinante, che ha la componente epica di un romanzo cavalleresco, e la complessità tecnologica della fantascienza.

Perchè leggere questo libro.

Se della fantascienza amate la fantasiosa costruzione di macchine e armi, questo libro con i suoi apparecchi ipertecnologici vi affascinerà.

Se pensate che lancia, laser o spada , non facciano la differenza, ma sia invece la natura epica del racconto a stregarvi, amerete questo libro.

A me è piaciuto veramente molto!

Post by Sara P.

CREATRICE E AUTRICE

Sara Petrolini

sara
Mi chiamo Sara Petrolini. Sono un’archeologa laureata all’Università La Sapienza di Roma e un'autrice esperta di content management. Scrivo testi per diversi blog, di storia e archeologia per “Mondo Romano” e di libri e letture per “Latte e Biscotti”. Ho scritto brevi racconti ed ho pubblicato due romanzi: “L’uomo nella foto” ( Dialoghi 2020) e “La verità è figlia del tempo"( Porto Seguro Editore 2021)

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